mercredi 23 avril 2014

Il mondo s'è fermato ... io ora scendo qui



a presto
a prestissimo

disse lui
uscendo dalla porta che lasciava sempre socchiusa per far passare LaGatta,
anche se era un anno che non c'era più

a presto
a prestissimo

mardi 22 avril 2014

Ipocondrica-mente

Dopo aver fatto una serie di ricerche su internet e letto una notevole quantità di cazzate, tra cui è probabile si nasconda anche qualche verità, e dopo aver pensato e ripensato sia alle cavolate lette sul web che alle mie esperienze, sono giunto alla conclusione di essere sanissimo e non agorafobico come in un primo momento avevo creduto. Però è anche vero che il malato non riconosce la sua malattia, quindi potrei essere agorafobico senza saperlo. In questo caso non c'è speranza.
Innanzitutto c'è da dire che tutti i siti che ho consultato fanno subito l'abbinata, paura di viaggiare, agorafobia, claustrofobia. E la cosa che ha mosso la mia ricerca è stata proprio la paura di viaggiare.
Tuttavia pare che questa fobia sia sempre abbinata ad altre faccende che portano all'agorafobia.
Da quello che ho capito funziona un po' così: hai tosse? Hai febbre? Ti cola il naso? È raffreddore!
Hai paura dell'aereo? Hai paura del treno? È paura di viaggiare, quindi … è agorafobia!
Il fatto è che non ho paura di volare, e nemmeno del treno e tantomeno della folla, men che meno di guidare in autostrada o di prendere il bus o la metro.
C'è che se non ho necessità di spostarmi da casa non lo faccio. Se dovessi viaggiare per lavoro probabilmente lo farei. Dico probabilmente perché dovrei trovarmi nella faccenda e capire cosa proverei. Però quando mi è capitato, anche di recente, di dover star via un paio di giorni per lavoro, l'ho fatto senza troppe paranoie.
Insomma per dirla bene, è meglio fare la spesa al supermercato al sabato pomeriggio oppure andarci in settimana?
Se avete risposto in settimana, tranquilli non siete automaticamente agorafobici.
Ecco ci siam capiti (?)
Quindi, tolto il timore dei mezzi di locomozione, tolto lo stare nella calca, resta la poca tolleranza ai comportamenti altrui soprattutto se incivili. Il che vorrebbe dire che se treni, aerei, stazioni e piazze fossero poco frequentate non avrei paura di viaggiare?
Ah ha! Allora ho paura della folla … ma noooo cazzo!
Uhm vediamo se sono ad un concerto di musica classica, affollatissimo, mica ho paura. Tuttalpiù mi scasso se qualcuno parla o tossisce, o se gli suona il telefono. Ecco quello mi irrita assai.
L'allontanarmi da casa, non mi provoca un senso di insicurezza. Fiiuuuu!
Quindi posso concludere (almeno temporaneamente) che viaggerei solo se necessario e non per svago, e che non ho paura della folla o delle persone, ma semplicemente mi stanno sul cazzo.
Poi mi sono chiesto: quando accade?
Spesso. 
Ma questo forse è un altro tipo di patologia, di cui non so ancora il nome, non è misantropia e nemmeno sindrome da potenziale serial killer, ma qualcosa che sicuramente non ho, sempre per via della faccenda che il malato non riconosce la propria pazzia etc etc

samedi 19 avril 2014

Quotare quote rosa ...

Ultimamente si fa un gran parlare delle quote rosa, che sarebbe anche una cosa giusta se non avesse assunto la stessa valenza di una campagna per tutelare i panda.
Una certa politica ci ha insegnato che le donne nei partiti, devono essere gnocche e se fanno carriera è perché l'hanno data. L'esempio principe era Nilde Iotti. Oggi si parla della Carfagna ed altre smutandate. Con la sola differenza che poi la Nilde c'aveva i numeri, mentre le altre (cfr Minetti) una volta chiuse le gambe e riempito il portafoglio sono sparite.
Ora il PD (senza elle) porta alle europee un team rosa, che sarà di tutto rispetto, ma a me inizia un po' a puzzare di contentino. Questo preambolo pseudo politico, mi è affiorato nella zucca l'altro giorno, quando dovendo fare un piccolo regalo al piccolo figlio di alcuni amici mi sono recato in un negozio di giocattoli. Quale sinestesia esista tra un negozio di giocattoli e le elezioni europee … resta un mistero.
In ogni caso dopo un po' che girellavo tra i giochi, sono stato arpionato dalla commessa, di cui tralascio la scheda psicologica perché mi pareva preparata e simpatica. Tuttavia si è subito informata sul sesso e sull'età del beneficiario. Nulla di male mi dico, però … ho scoperto che il mondo dei giochi per bambini è diviso rigidamente in due parti, una zona azzurra per i maschietti e una zona rosa per le bimbette. Esclusi giochi unisex.
Nella zona azzurra ci sono i lego, le macchinine, i trasformer, le pistole (finte purtroppo), i puzzle, il piccolo chimico, il piccolo falegname, il meccano, la ruspa gialla, i peluches di animali feroci, gli strumentini musicali. Nella zona rosa invece è tutto uno scintillare di bambole, bionde e infiocchettate, c'è il piccolo passeggino, la piccola cucina, il bambolotto che pare un bimbo vero in fasce, la scatola con i trucchi, la toletta bianca e rosa con lo specchio di stagnola, il servizio da te in miniatura, una versione moderna del dolceforno. 
Cosa accadrebbe se a un bimbo regalassi una scatola di trucchi? O una bambola? E se per caso una bambina entra in contatto con una scatola di Lego? O con delle macchinine, con un trenino o col camion dei pompieri?
Voglio dire, perché un bimbo non può essere libero di scegliere quello con cui vuole giocare senza doversi adattare agli stereotipi dei grandi che hanno già diviso le sue scelte? Questa cosa della libertà la si vede bene sia negli asili che in caso di fratello e sorella. Dove i bambini possono accedere senza controllo a diversi giochi ed usano indifferentemente quello che gli pare.
Siccome quello che mi veniva proposto era comunque tendenzioso ho deciso per qualcosa di unisex, ma siccome non mi veniva di trovar nulla nel negozio, ho lasciato perdere e gli regalo un quaderno diviso in sezioni: città, animali, colori, frutti, etc. in ogni pagina ci metto un po' di foto ritagliate e poi lascio a lui proseguire … e vaffanculo le categorie commerciali.
Altra cosa interessante la separazione dei giochi on line, per esempio su questo sito c'è una sezione 'al femminile' dove si può scegliere: bellezza, decora la stanza, baby sitting, sfilata di moda, e mi son detto: hai voglia a destrutturare stereotipi qui. 
Che poi si stupiscono se le donne vengono su sceme.

vendredi 18 avril 2014

Era tutto previsto, anche quest'anno

A dimostrazione che la destrutturazione sta funzionando arrivano diversi segnali. Il punto fondamentale resta sempre lo stesso: basta fare cose che non mi va di fare.
È una cosa a pelle, che non è il semplice: devo andare alla posta a pagare le bollette, devo fare la spesa, o robe del genere. Robe che normalmente faccio senza troppi patimenti. L'editto del basta, coinvolge ambiti più social-psicologici. Quelle cose che faccio per far piacere a qualcuno che me le chiede, che se le aspetta e che spesso non ricambia il favore. Ma soprattutto cose che non farei, non tanto per tornaconto, quanto perché distanti dal mio vivere e sentire quotidiano. Il meccanismo era subdolo, ma l'ho scovato. Così questa volta sono i cugini spagnoli a farne le spese, perché va bene una visita, ma non possono pensare che ogni volta che passano da queste parti, io sia disposto ad ospitarli. L'ultima volta sono stati gentili, le cose sono filate lisce, però anche il troppo stroppia, recita il detto. Questo anche in considerazione del fatto che o ti comporti da ospite, oppure se vuoi stare più di tre giorni ti comporti da coinquilino, e le due cose sono assai differenti. A cominciare dal fatto che è l'ospitante ad invitare e mai il contrario.
La faccenda poi è semplice, due persone in casa per una settimana mi danno fastidio.
Quindi quando è arrivata la loro telefonata: ciao, passiamo in città tra dieci giorni, nella settimana di pasqua, pensavamo di venire a trovarti … (segue data di arrivo e ripartenza).
Ho riflettuto e mi sono chiesto: ma ho piacere ad averli in casa? Biancheria, pulizie, cucina, tempo, etc etc? NO! È una cosa che adesso non mi va di fare, e se la facessi mi forzerei. Resterei quindi irritato ed irritabile.
Quindi la risposta è stata: ah bene, però ho da lavorare e non posso ospitarvi, mi spiace.
In realtà non mi spiaceva affatto, ma era brutto dirglielo.
Sono seguite un pò di moine, che però hanno avuto il solo effetto di confermare il diniego.
Non credo si tratti di essere maleducati, ma questo è il primo paletto che metto all'accoglienza in questa casa, che in passato è sempre stata un porto di mare, ma che adesso ho deciso debba essere meno accessibile, più tranquilla e controllata.
Poco importa se poi viene sventolata un'ospitalità di scambio. Ora non mi interessa, non ho voglia di viaggiare, tanto meno di andare ospite da qualcuno. Anzi proprio l'idea di viaggiare mi provoca fastidio (questo è un fenomeno nuovo che devo indagare meglio).
Basta cedere alle insistenze degli altri che decidono per me. Ora la vedo un po' così, una decisione in bilico su quel confine labile che è la propria libertà e quella altrui.
E dovendo aggiungere un tocco selvatico alla faccenda, ho deciso di evitare di rispondergli al telefono, almeno sino alla fine del periodo papabile, tanto per fargli capire che l'insistenza non muta la decisione.

mercredi 16 avril 2014

La logica non è sincera

Dice così una bella canzoncina che passa alla radio di regime, il resto del testo è un'accozzaglia di frasi di senso incompiuto.
Detto ciò in questi giorni ho conosciuto il tarlo formica, scientificamente sclerodermun domesticus, è un insetto dell'ordine degli imenotteri, della famiglia Betilidi (Bethylidae), e bla bla bla ... ecco, fatte le presentazioni posso parlare delle sue abitudini, ovvero quella di pizzicare le persone quando dormono, cosa abbastanza spiacevole. L'altra, più interessante, almeno per me, è quella di nutrirsi delle larve dei tarli dei mobili, insomma una specie di antitarlo bio. Trovo questo MA-GNI-FI-CO, ma sono entusiasmi che fatico a condividere con gli umani.
Questo insetto non lo conoscevo sino a ieri pomeriggio, quando si è presentato in casa di una cliente.
Ovviamente andrà debellato e quindi questa settimana dovrò farlo sloggiare dai mobili della sua camera da letto. Quindi è parzialmente vero che la magnificenza dell'insetto è dovuta al fatto che mi sta procurando del lavoro, alias soldi. Detto ciò, ieri è stato un giorno blandamente lavorativo, complice anche il bel tempo mi sono pure attardato in giro, pregustandomi lo sciallo di questa mattina.
Tutto perfetto sulla carta, ma a quanto pare approssimandosi la pasqua dei credenti, i rappresentanti devono far cassa, o forse si approssima qualche premio di produzione da mettere dentro all'uovo, va a sapere. Mi pare anche di aver sentito che vendere tante aspirapolveri ti renda gradito al Berlusconi (e questo la dice lunga sulla sua idea di politica).
Resta il fatto che tra venditori e postino e pubblicità in cassetta, stamattina pareva di stare alla portineria del senato. Insomma quietare niente. Ma la cosa che più mi ha infastidito è stata la presunzione di un venditore, di cosa non saprei perché non ha avuto il tempo di dirmelo, stupito dal fatto che al mercoledì mattina ero in casa. Tralasciando il fatto che sono un pò cazzi miei cosa faccio in casa al mercoledì ... questo mi arpiona dicendomi:
- eh bella vita lei, beato che può riposarsi al mercoledì mattina quando tutti gli altri sono già in ufficio!
- riposarmi? magari se uno lavora su turni ... eh ci siamo capiti? (non è vero che lavoro su turni ma mi piaceva fargli capire la relatività della faccenda lavoro)
- ah ecco, eh si certo non ci avevo pensato ...
- ecco bravo ci pensi, arrivederci. (rumore di porta centenaria che si chiude con carattere).

mardi 15 avril 2014

Resta solo chiedere asilo all'Italia in miniatura

Una faccenda che mi incuriosisce abbastanza è l'utilità (vera e non psicologica) dei post su Facebook dove si chiede aiuto per ritrovare un cane o un gatto smarrito. Perché mi dico sempre, è più utile girare e mettere dei cartelli nella zona in cui lo si è smarrito, piuttosto che chiudersi in casa a cercare foto (spesso patetiche) della bestiola, per postare a randello richieste di aiuto e numeri di telefono a sfare.
Mi dico anche spesso, ma hai pensato al fatto che il tuo cane non ti sopporta e se ne vuole andare?
Dico questo perché penso ai vari animali, cani e gatti, LaGatta compresa, che mi hanno gravitato intorno, tutti liberi di andare e venire e fare un po' quello che volevano. Nessuno di loro si è mai perduto, nessuno è mai scappato. Certo poteva succedere, quando eravamo in campagna che il cane Bico decidesse di farsi i cazzi suoi per un pomeriggio e sparisse per quelle tre orette nel bosco. Ma nessuno di noi si è mai sognato di paranoiarsi. Ricordo una mattina in cui la Gatta Fuffi salì, non si sa bene per quale motivo, sul palo della luce più alto che c'era in paese. Alle varie preoccupazioni per le lamentele feline e le proposte di cercare una scala alta alta per salvarla dal suo destino di stilita, l'anziana nonna Elisa proferì quieta: eh quando le verrà fame troverà da scendere.
Detto fatto all'ora di cena la Gatta Fuffi era alla porta.
Insomma i gatti non sono scemi, e sanno desbelinarsi all'occorrenza, questo non toglie che ve ne siano alcuni stupidi, che puntualmente si trovano stirati dalle auto. Si chiama selezione naturale e a volte vorrei che si estendesse anche alla politica.
E quindi mi chiedo … mi è utile sapere che a Velletri Marcella ha smarrito Bea, la sua amata barboncina?
A me a volte, ma solo a volte, verrebbe da chiamare Marcella e dirle: ok il tuo cazzo di cane lo abbiamo noi, lo vuoi rivedere vivo? Allora sgancia 300 euro. (la cifra è indicativa e variabile in virtù dell'affetto verso Bea).
Temo che anche questa mania, sia una forma di buonismo occulto, per capirci lo stesso che fa comparire sulle bacheche di molti, minchiate come quelle catene di “clicca mi piace” per sospendere gli stipendi ai parlamentari indagati”, oppure condividi se anche tu pensi che i bambini del Camerun etc etc.
Insomma tutte quelle situazioni per cui muovere un mouse di pochi centimetri, ci investe di senso civico, animo sensibile alla poesia, e pseudo solidarietà attiva.
Normalmente le persone dedite a queste pratiche, condividono a prescindere, un po' perché cliccare è facile e veloce (è risaputo che in fatto di solidarietà non c'è tempo da perdere) e un po' perché il farlo gli provoca un senso di compiaciuta partecipazione alle piaghe della società.
Che poi questo serva effettivamente per risolverle ha poca importanza, ma l'importante è che le persone siano informate e che se ne parli. Basta fare gli struzzi.
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e poi c'è l''effetto farfalla 

samedi 12 avril 2014

Ma nessuno pensa al suo destino

Erano mesi che non tornavo al cimitero, a frignare sulle tombe dei miei cari. Quando salgo la mattonata penso sempre a quando mia madre mi disse che non sarebbe mai andata a vedere la tomba di mio padre, perché era un modo per non crederlo morto, per pensare che sarebbe tornato. E penso che fosse quell'illusione d'amore ad impedirle di togliere il suo cappello dall'attaccapanni in corridoio. La stessa che mi fa tenere in dispensa il suo grembiule con in tasca il fazzoletto. E poi, disse, ci dovrò stare per tanto tempo. E aveva ragione! Ed ora eccoli lì tutti insieme, con i nonni e i vari prozii e i bisnonni.
Quando raggiungo il limite del campo, penso che in questo deserto di marmo, potrei incrociare mio fratello. Ma poi penso che lui, in questo deserto, ci ha messo piede una volta sola. Tra le tante cose che non abbiamo mai fatto assieme c'è anche questa, venire a far tana sulle lapidi dei famigli. Una sorta di sesto senso mi ha sempre salvato dal farlo avvicinare troppo al mio cuore, e questa distanza ora mi preserva. Sono i vantaggi di un carattere scostante.
In ogni caso girare per Staglieno è una cosa che amo fare da solo, che mi rende cupo, pensoso e mi fa sentire perduto. L'unica consolazione è che tutti quelli che sono qui, quelli vivi per capirci, hanno il mio stesso umore. Ricordo il tempo in cui venivo qui con mia madre, e assieme a lei passavo quell'oretta a sistemare la tomba della nonna, del prozio Sforza, della zia madrina ... e mentre lei mi raccontava le storie della famiglia, io mi perdevo a spiare le statue, ad immaginare storie sospese tra gli antri delle grandi tombe, a scrutare con paura e curiosità i campi in esumazione, le gallerie semibuie, i grandi alberi dei viali.
Oggi vengo per lei, la tomba della mia madrina non c'è più, mentre quella del prozio Sforza probabilmente ci sarà anche quando la mia sarà sparita. Son certezze che nella vita prima o poi bisogna avere.
Questo è un luogo senza tempo, dove le cose si sgretolano talmente lentamente, che ad alcuni possono apparire eterne. La cosa bella in tutto questo è che la primavera passa anche da qui, non solo nei fiori freschi delle nuove sepolture, ma anche nelle erbe varie che crescono spontanee in questo che è un grande giardino. Ci sono anche dei gatti, e mi piace pensare che alcuni di loro, abbiano l'anima di qualche defunto. Almeno quel paio che mentre sono in visita si avvicinano curiosi, quasi mi accogliessero nel loro cortile.
I rumori della città sono solo echi distanti ed è anche questa, una delle bellezze malinconiche del posto.
Qui c'è una città di marmo, fatta di piccoli palazzi, una città della memoria ad immagine e somiglianza di quella dei vivi.

Dovevo porre fine a questa tiritera, era indispensabile; c'è scritto sulla mappa nella zona 'crescita personale'. Così mi sono iscritto ad un'associazione (click) che una volta al mese organizza una giornata di pulizia delle tombe storiche minori. E oggi abbiamo operato tra le tombe ... una roba così insomma ...