lundi 21 juillet 2014

Le monache di DeAndrè

L'altro giorno alla radio c'era un intervista a Nicola Piovani, che non conoscevo per nulla e che ho scoperto essere un compositore, musicista, noto e notevole.
L'aneddoto è simpatico ed ho subito pensato di farci un post. Durante la sua infanzia Piovani risiedeva a Roma, nei pressi di un convento di monache che ogni mattina suonavano le campane per annunciare la messa. Ma mica campane qualsiasi, campane doc, donate al convento da papa Pio XII che in questo modo si garantiva una sveglia d'eccellenza. Queste campane suonavano su tre note, Mi Fa Sol. E le monache si sbizzarrivano in composizioni di loro invenzione delle tre note; sempre diverse e piacevoli. Giusto per non cadere nella routine. In questo modo, Piovani era esposto a tutte le combinazioni suo malgrado. Così accadde che quando, collaborando con DeAndrè, dovette comporre un rif (*) per una delle sue canzoni, gli sia venuto naturale proporre una delle tante melodie Mi Fa Sol, ascoltata dalle monachelle. E venne fuori …


Il testo, come spesso accadeva a quelli di Faber era scomodo e la canzone fu subito censurata dalla Rai dell'epoca come brano provocatorio e rivoluzionario. Insomma dei veri profeti questi censori Rai.



(*) per capirci il "motivetto" che si sente nei primi 15 secondi del video.

jeudi 17 juillet 2014

Considerazioni sul sistema metrico decimale

Oggi mentre ero in laboratorio ed aspettavo che si scaldasse l'acqua per fare la colla, ho fatto un esperimento. Ho preso uno dei tanti metri che ci sono in giro ed ho messo il pollice della mano destra sull'età (presunta) in cui potrei morire. Per farlo ho fatto una media tra le età in cui sono morti i miei nonni ed i miei genitori. Così partendo da zero, ho posato il pollice su 88. Che è una bell'età per morire, mi son detto. Il pollice della mano sinistra l'ho posato sull'età che ho adesso ... bhe non ci crederete ma visualizzare così gli anni trascorsi e quelli futuri, ha dato al resto della giornata un altro valore ... provare per credere.

vendredi 11 juillet 2014

- Ho in mente grandi sogni, vado a dormire

Mi sono fatto questa idea. Certe persone portano sfiga, è così e me ne sto facendo una ragione. Ma non nel senso pirandelliano del termine, lo iettatore; ma portano sfiga perché il loro vedere sempre tutto nero e negativo in qualche modo che non saprei, mi condiziona. Sono persone calamita, che mi rannuvolano la giornata.
Per esempio, c'è una vecchia qui dove abito mio malgrado, che ogni volta che la incontro ha da lamentarsi per qualcosa. Io la saluto in modo neutro, buongiorno! e lei oltre a non rispondere, perché non è mai un buongiorno, spara una lagna. Come proseguisse con me un discorso iniziato chissà quando.
E i piccioni maledetti che le sporcano la biancheria, e il tempo piovoso, e le pubblicità in cassetta, e il postino che le ha messo in cassetta la posta della vicina, e so cazzo d'altro. A me all'inizio divertiva, perché pensavo fosse una giornata storta, poi erano tutti i giorni storti e poi ha iniziato a darmi fastidio, perché se esci e cominci la giornata ascoltando una che si lamenta della qualsiasi, anche se la colazione è andata bene, un po' di fastidio te lo lascia addosso. Ma poi lasciavo correre. Anche se puntualmente succedeva una rogna.
E poi ho notato che è contagiosa, perché se altri la incontrano, iniziano a lamentarsi pure loro, a volte le danno anche ragione. Questa è la prova che in questo condominio ci sono forze occulte e sotterranee che tramano contro i suoi abitanti, e la vecchina ne è vittima (o forse complice, o forse causa). Secondo me è la vivagna che passa sotto alla fossa dell'ascensore, si sà, l'acqua smuove energie misteriose. 
Così ho iniziato ad evitarla. La cosa è facile perché ha l'abitudine di parlare da sola, ovviamente lamentandosi e borbottando come una pentola di fagioli, per tutto il tempo che intercorre tra quando chiude la porta a quando esce in strada. Quindi se la sento parlare aspetto che passi e poi esco.
L'altro giorno ho fatto un esperimento, non l'ho salutata facendo finta di non averla vista, perchè ero impegnato a fare altro. In questo caso è stato utilissimo il cellulare, tenuto in mano con simulazione di consultazione intensiva-compulsiva. La cosa ha funzionato solo parzialmente, perché la goloide ha attirato la mia attenzione chiedendomi se il postino era già passato, ovviamente per lamentarsi che era in ritardo, perché non ha voglia di lavorare e lei stava rientrando e non voleva scendere dopo a controllare la posta, e questo e quello. L'ho lasciata nell'androne e stava attaccando bega con la schiava del piano terra.

Finirà così, se mi becca a sorpresa le dirò: cazzo signora lei ha sempre da lamentarsi, che palle, la vita è breve veda di godersela e se non ci riesce, lo lasci fare agli altri. Poi le faccio le corna e toccoferro.

mardi 8 juillet 2014

- Discorsi concreti con cretini (il sequel)

Ed ecco il finale della trilogia. È inutile dire che in questo caso il taglio del ramo secco è stato immediato, per un sopraggiunto senso di fastidio. La faccenda è questa, un amico conosce una tipa , ci si balocca per un paio di mesi, e le fa credere di aver trovato l'amore della sua vita. Tuttavia nella parte dell'uomo innamorato ci si era calato pure lui. Tuttavia nel frattempo conosce un'altra tipa, che lo prende di più, ma non abbastanza per deciderlo dal non tenere un piede in due scarpe.
Nel frattempo l'altra, la prima, se ne accorge, ma tollera! Forse perché è una relazione iniziata un po' così, alla frequentiamoci e vediamo cosa succede.
Detto questo, lui e l'altra, la seconda, che ignora il pregresso, se ne vanno per un we in agriturismo, giusto per conoscersi meglio. E qui succede la faccenda di cui al post.
In questi casi mi chiedo sempre se quando vengo fatto bersaglio di queste confidenze, devo dare un giudizio-consiglio, oppure dovrei mettermi nei panni di qualcuno, non importa chi. Non sono un'educanda e nemmeno un libertino, tuttavia mi piace la coerenza nei comportamenti. E quindi prendo atto che la situazione è da quindicenni confusi.
In ogni casi succede questo: lui, dall'agriturismo, manda un sms all'altra che sa benissimo dov'è e con chi è, dicendole:
ah sono qui davanti ad un bellissimo tramonto.
Personalmente avrei risposto: impiccati.
Invece la tipa non ha risposto affatto, e questo ha mandato in panne l'amico.
A questo punto mi chiede: cosa faccio?
E io che gli dico? Ma te ne frega qualcosa di queste due? Perché è il tipico comportamento da uomo stronzo ... cazzo vuoi che ti risponda? Chiaramente lei è una debole e ti sopporta.
Probabilmente si aspettava di trovare un complice, in ogni caso a me star lì a sciropparmi questa storia, mi ha dato troppo idea di perdere tempo. E mentre realizzavo questo, pensavo che la birra stava finendo, e alle mille cose che ho da fare in cantiere, e pure a quello scaffaletto in legno degli anni '20 che ho trovato nella spazzatura e che è perfetto, sistemato come dico io, per stare in bagno accanto al termoarredo. Insomma, ad un certo punto mi sono reso conto che la mia testa era su altri pianeti. Mi sono chiesto: sarà una forma di egoismo oppure di autotutela?
Ho optato per la seconda, ho tagliato corto e ci siamo salutati. L'ho lasciato lì, mentre il Dona gli consigliava di mettersi con quella che ha le tette più grosse.
E io che non ci avevo pensato. Devo imparare a prendere per il culo le persone, un po' di ironia non guasta mai.

E poi come diceva il filosofo: ridentem dicere verum quid vetat?

vendredi 4 juillet 2014

- Discorsi concreti con cretini

Con la faccenda dei cugini spagnoli è da tempo che, ad intervalli quasi regolari, come dirlo (?) … mi trito i coglioni. Ecco!
Da quando ho capito che il loro interessamento era 'interessato', ho smesso di aver piacere a vederli. La considerazione, per nulla superficiale, nasce dalla conta delle ospitate. Una decina negli ultimi tre anni. A cui corrisponde puntualmente un'offerta a ricambiare. Peccato che a me di andare in Spagna, ora come ora, frega un cazzo. Tuttavia tempo fa, ho voluto fare una prova, millantandogli un passaggio di pochi giorni nelle loro terre ispaniche. La risposta immediata è stata una conferma del periodo che, casualmente (?) coincideva con un loro improrogabile viaggio non so cazzo dove. C'è bisogno di aggiungere altro? Oppure anche voi avete tratto la mia (birichina) conclusione?
A questo punto, pure io mi sono sentito in dovere di esibire un semplice diniego, più volte, alle loro insistenze. L'ultima in ordine di tempo è arrivata con la telefonata (ennesima) di ieri sera. Una lunga manfrina in cui mi facevano presente che LORO stanno spendendo troppi soldi per spostarsi, alias la mia ospitalità era necessaria, se non indispensabile per contenere i costi dei viaggi. La richiesta mi è sembrata così perentoria che quasi non ci credevo. Possibile tanta faccia di bronzo?
A quel punto con la naturalezza che viene dall'esperienza gli ho detto: ma se hai tutti questi problemi economici, evita di viaggiare, mica te lo ha prescritto il medico. E poi non è che posso mantenervi per farvi risparmiare in soggiorni.
Chiaramente è calato un imbarazzato imbarazzatissimo silenzio, e siccome mi stavo scocciando di stare al telefono e non sapevo cos'altro dire, che ormai il danno era fatto ... ho accennato l'inizio di un discorso qualsiasi ed ho chiuso la comunicazione, poi ho spento il telefono e li ho mandati allegramente affanculo.

Che per diventare buono, è tardi, come dice bene Caparezza.

lundi 30 juin 2014

- Discorsi concreti con cretini (il prequel)

c'è una faccenda su cui rifletto da giorni, che in parte raccoglie vari pensieri sparsi, ma in qualche modo collegati. Durante una visita ad un'amica vengo a sapere che suo suocero è affetto da una forma di parkinson che irrigidisce progressivamente i muscoli, facendo perdere capacità motoria. La faccenda è lenta, ma irreversibile. In tutto ciò, la moglie lo aiuta. Ma adesso è arrivato il momento in cui serve una persona, qualcosa di più di una badante, un aiuto esterno. Messa così sembrerebbe una situazione delicata, ma risolvibile, se non ci fosse la solita mentalità di cazzo delle persone.
Irrazionalmente la moglie non accetta aiuti esterni, pur ammettendo di essere perennemente stanca. In questo affaccendarsi senza fine, la situazione della casa è pessima. Comprensibile quando si vive con un malato e si è anche anziani. Non si può fare tutto come prima. Ma lei non accetta il cambiamento, che comporterebbe prendere atto della situazione. A questo punto è chiaro che devono essere i figli a imporsi ed imporre una soluzione. Cominciando a riorganizzare la casa in virtù delle mutate condizioni deambulatorie del malato etc etc. tutto questo urge ma le decisioni non si prendono. A me è chiaro che serve una mente fresca ed esperta, (ed esterna) che riorganizzi per loro. La mia amica in quanto nuora se ne chiama fuori, e a me la cosa pare sbagliata, (e troppo comoda). Perché, ok, sarà sua suocera, e non sua madre, però invece di andarla a trovare per dirle che ha la casa sporca potrebbe anche muovere il culo e pulirgliela. Invece sta lì a fare l'ospite schifato, lamentandosi che nel frigo c'è puzza. Che mi dico: cazzo ma lo puoi anche capire che una vecchia di ottant'anni col marito malato ha altro a cui pensare che far brillare i pavimenti e riordinare il frigo.
Ma la cosa ancora più fastidiosa è la continua critica a cui la nuora sottopone la suocera. Ieri ha passato un'ora buona a dirmi per filo e per segno cosa non andava, soprattutto nell'atteggiamento sbagliato della suocera nei confronti di questa situazione. La critica peggiore era verso l'incapacità a gestire psicologicamente la condizione del marito.
A quel punto, siccome le persone che si lamentano per il solo gusto di farlo mi irritano moltissimo, le ho detto che se tutto il nostro incontro si doveva risolvere in una frigna, potevamo anche salutarci lì. Ovviamente c'è rimasta male, adducendo alla faccenda de: un amico, una spalla su cui piangere etc.
Benissimo, lecito e utile le ho detto. Però è già un paio di mesi che la faccenda si trascina e allora se ti fa così schifo andare a trovare tua suocera nella sua casa sporca, per farglielo notare ed arrabbiarti e non fare un cazzo per aiutarla (perché tanto lei non vuole) allora lascia perdere di andarci. Probabilmente anche a tua suocera farà piacere essere lasciata in pace, senza una pettegola cagaminchia che le riempie la giornata di critiche e rimostranze, mentre lei ha da assistere il marito.
La questione al rimbalzo è: ma posso io proseguire a frequentare gente così negativa? E più in generale, una volta individuate le persone negative, che lo sono sempre state o che lo sono diventate per un qualche motivo, ha senso mandarle a spendere oppure c'è un limite di sopportazione che, se non superato, poi consente di tornare indietro?
Insomma la fase negativa è acuta oppure cronica?
Io temo che sia una deriva senza possibilità di recupero. Un semino che le persone hanno in se e che fanno crescere. Ovvero se uno è un frigna, ipercritico, troverà ogni situazione, anche la più quieta, per frignare. Se uno è capace di darsi da fare, riuscirà invece ad affrontare qualsiasi situazione in modo degno e costruttivo. Applicando il vecchio adagio che recita: aiutati che il ciel t'aiuta.
E se il cielo non aiuta, nel frattempo ci si aiuta.
Resta tuttavia una cosa che ritengo importante, ovvero che mi sta passando il piacere di frequentare questa amica, perché trovo irritante, oltre la lamentazione, proprio la sua incapacità di aiutare, la sua ipocrisia. Mi viene da pensare che ha frequentato la suocera quando tutto andava bene, per una qualche forma di falsa cortesia. E ora che avrebbe bisogno di aiuto, non si sente nemmeno in dovere di lavarle i piatti.
Avrei preferito mi dicesse: quella goloide di mia suocera è una vecchia sudicia e rincoglionita e siccome mi fa schifo, ho deciso che non la voglio più vedere.

Ma da subito, non ora! Che poi è così comodo sedersi e criticare piuttosto che rimboccarsi le maniche.

vendredi 27 juin 2014

- Loro guardano il dito



Più ci si addentra nelle questioni in cui c'è di mezzo l'organizzazione(?) dello stato, e più viene fuori la merda in cui ogni giorno nuotiamo nostro malgrado.
La faccenda è semplice, da poco tempo c'è una legge che obbliga artigiani e negozianti all'uso del pos per il pagamento; ovvero pagamento con carta di credito o bancomat. Basta denaro contante. Loro dicono, per il tracciamento delle operazioni, contro l'evasione, contro il riciclaggio e bla bla bla. Io dico altra marchetta alle banche, puttanatroia!
La cosa funziona così, lo stato istituisce un obbligo e qualcuno (un privato) se ne approfitta. Un po' come le assicurazioni rc auto.
Sulle transazioni di pagamento con carta, in italia e solo qui, alla banca spetta una percentuale dell'importo oppure una commissione. Si va da un minimo di 40 centesimi ad un massimo di 2 euro a transazione. Dipende da quanto è ladra la banca, in quale circuito avviene il pagamento e via così, che ogni lobby ha le sue sotto lobby. Per capirci un supermercato medio-piccolo, tipo il carrefur sotto casa, spende 300 euro al mese in marchette alla banca. Ma non finisce qui, c'è la faccenda della linea del pos, ovvero il numero telefonico che deve essere chiamato per effettuare il pagamento. Ci sono i numeri verdi, lentissimi e spesso intasati ed inutilizzabili, oppure quelli veloci, che però sono numeri esteri. Quindi ogni transazione costa al negoziante una chiamata all'estero, oltre la percentuale alla banca. Tutto questo si può totalizzare in una media di 400 euro al mense di costi. Media variabile in base alle transazioni effettuate.

Ora è superfluo dire che il negoziante italico impiegherà un microsecondo ad individuare a chi far pagare questo ulteriore costo aggiuntivo …