jeudi 28 août 2014

VivalitaGlia che resiste

C'è un bel dire dell'Italia, la crisi, le aziende, i lavoratori , i politici, le raccomandazioni. Uno sta lì sempre a sperare che le cose con il tempo migliorino e poi ...

Carta postale postepay.
Le poste sono (o dovrebbero essere) una grande azienda, anche se il fratello di Alfano ha tentato di dirigerle senza fare il concorso. Tuttavia quando uno si trova a dover comunicare con loro finisce in una rete di call center e numeri verdi che rimandano a numeri a pagamento. Per richiedere il rinnovo di una carta prepagata ci vuole un mese, per attivarla un altro mese. Totale due mesi per una procedura che il foglietto pubblicizzava come innovativa semplice e veloce. Chiaramente dopo due mesi uno si scazza e che fa? Va allo sportello postale e compra una carta prepagata che funziona da subito. Tempo di attesa due ore. Vecchio sistema, ti fai la coda, intasi gli sportelli, ma ottieni. Mi chiedo tuttavia se qualcuno abbia valutato i costi per l'azienda di tutta la procedura tramite numero verde, call centre, invio lettere e compagnia cantante … sistema che poi non funziona. In ultimo, se provi a farglielo notare ti dicono: ehhh ma non è possibile! Sarà lei che non ha riprovato abbastanza. Certo facendolo per lavoro, ma se il metodo è pensato per far risparmiare tempo, non è che uno può stare tutto un pomeriggio a chiamare ed ascoltarsi voci registrate. Ci provi lei dall'ufficio allora così mi sa dire … eh ma noi abbiamo da lavorare .. uhm ma non sarebbe questo il vostro lavoro?
Fanculo … e non puoi nemmeno dirglielo con il modulo on line per segnalare il disservizio, che è curiosamente sempre in errore di sistema quando si tratta di inviarlo dopo averlo compilato tutto.

Altra faccenda le varie connessioni a chiavetta, tre su due non funzionano le ricariche, questo è indipendente dalla compagnia telefonica, accade perchè non vengono attivate, o meglio quando paghi ti dice: è attiva ma quando ti connetti ti dice: devi attivarla, chiamaci! e quindi dopo aver provato e smadonnato, devi tornare al negozio dove l'hai fatta per chiedere lumi, loro si scoglionano, e ti dicono: ma hai chiamato il servizio clienti? E io gli rispondo: NO perché è un numero a pagamento e non spendo 5 euro di chiamata per ricaricarne dieci. Quindi, visto che c'è il punto di assistenza, vengo di persona assistetemi!!! Perché questo è un punto di assistenza, o no? C'è scritto sulla porta, altrimenti tu saresti a pelare patate su qualche nave da crociera, anziché mostrare la tua incapacità di problem solving.

Ultima faccenda l'Enel, tu vai al punto Enel vicino casa perché devi segnalare un guasto (che ovviamente con il numero verde non è possibile fare e on line il modulo non viene spedito) e loro che ti dicono?
Eh ma non può farlo con noi, deve mandare un fax.
Ok, sono qui ma vi devo inviare un fax ... a che numero?
Eh al fax verde, (ovvio che domande), il numero lo trova sul sito
Scusi ma questo è un punto di assistenza clienti o la sede del cottolengo?
E poi si risentono se uno è maleducato; allora guardi, ora vado al negozio compro un fax, poi torno a casa, mi collego al sito, cerco il numero fax verde , poi scrivo il testo su un foglietto, indicando tutti i dati della fornitura, anche quelli che avete già ma che bisogna comunque trascrivere, senno poi non capite di cosa si tratta, poi metto anche il mio numero di cellulare così quando chiamate vi rispondo subitissimo, e poi lo spedisco, sperando che ci sia la linea libera e che funzioni la ricezione, così magari tra un paio di mesi mi manderete un tecnico per sistemare il cavo del contatore che fa dispersione. Mavaffanculo!
Soluzione?
Chiamare l'assistenza guasti, numero gratis, attivo h24, millantare l'interruzione della fornitura, dandogli solo il numero cliente del contatore, fare un po' i vaghi … ed aspettare. Dopo nemmeno un'ora, arriva la squadra di assistenza, e la cosa è sistemata .. e vivalitaGlia che lavora.

mardi 26 août 2014

Pax tibi

Pax Tibi Marce Marcus Evangelista Meus, dice così il libro posto tra le zampe del leone di Venezia; la leggenda sull'origine di queste parole è abbastanza ridicola, tuttavia siamo in Italia ed ogni pretesto per giustificare un furto è sempre ben accetto. Così anni et anni dopo, la Lega, (e tutti i suoi compagni di merende) al grido di Roma ladrona, si impossessava di ben più preziose reliquie, non quelle di Mosè, ma dei soldi pubblici del mose.
Detto questo, oggi ho fatto pace con il ficcanaso: pax tibi ficcanasus. Non saprei nemmeno come sia accaduto; imputo la faccenda (della quale sono già pentito) al fatto che ero nel post pausa pranzo e non avevo ancora bevuto il caffè. Mentre mi allontanavo ho anche fatto mentalmente la lista delle cose positive e negative che la faccenda comporterà. le negative ... vincevano. Quindi sarà un impiccio. Che poi a me, averlo sui coglioni, iniziava a piacermi.
Purtroppo però ci siamo un po' chiariti su alcuni attriti che negli ultimi 18 mesi ci hanno portato a non salutarci più.
Tuttavia come insegna Obama, negare negare, e proclamare la pace, anche davanti ai profughi siriani. Quindi gli ho chiarito che alcuni suoi comportamenti non li condivido, e su questo non sono molto disposto a scendere a compromessi. La cosa mi spiace (nel dirlo mi sono stupito di udirmi), ma ognuno è libero di farsi delle idee sugli altri, e poi magari scoprire che ha sbagliato nel suo giudizio. Frase volutamente a doppio senso, in quel - nel bene e nel male, ho calcato la mano. Tuttavia la cosa che lo ha infastidito maggiormente è stata la mia indifferenza, e poi ... udite udite, il fatto che possa parlar male di lui in giro, agli altri vicini. Cosa che per altro, ho già fatto appena ne ho avuto occasione.
Tuttavia la faccenda sollevata dal ficcanaso quando mi ha detto: cosa pensano gli altri di me? Ha subito dato un sapore scolastico alla discussione, perché l'ultima volta che l'ho sentita era stato nel corridoio del liceo mentre aspettavo, assieme ai miei compagni, di entrare nell'aula di fisica. Ricordo distintamente che fui affrontato dal bullo della 5E preoccupato del fatto che, non solo mi era indifferente, ma lo affermavo parlandone con i miei compagni. Era desideroso di capire come mai. Ricordo anche che gli dissi che non condividevo il suo comportamento e, visto che non mi era necessario frequentarlo riuscivo tranquillamente a farmi i fatti miei, prima e soprattutto dopo la scuola, come se lui non esistesse, e se aveva altro da dire poteva farlo, altrimenti che si togliesse da torno. Ricordo anche che pensai mi avrebbe mollato un pungo, ma ricordo anche che nel caso ero pronto a omaggiarlo con una bella ginocchiata nei coglioni, cosa che non mi era nuova. Non accadde nulla. Ed ognuno proseguì per la sua strada, ma lui era infastidito dal fatto che gli avessi detto che mi era indifferente e da allora mi guardò con sospetto.
Quindi ho pensato: ma posso io dare una ginocchiata nei coglioni a un mio vicino di casa sulla soglia dei 60? chiaramente no, perché magari, posto che li utilizzi ancora, gli viene un infarto e poi devo tenermelo sulla coscienza. Comunque non siano arrivati a tanto, anche se l'inizio è stato abbastanza complicato. Mi ha chiesto perchè non lo salutavo più, e gli ho ricordato i due motivi principali.
Principalmente il fatto che si sia permesso di entrare in laboratorio in mia assenza, e poi ho criticato la sua visione del mondo, per cui un lavascale fa un lavoro umile, mentre un avvocato fa un mestiere meritevole. Visione medioevale che ha per'altro creato un incidente diplomatico con il lavascale. Abbiamo poi sviscerato le altre faccende, e quando gli ho detto: fammi qualche esempio per cui dici che ti sono ostile .. ovviamente non gli ho detto che sono stato io a buttargli la polvere di cera sul parabrezza del furgone lo scorso mese … non ha saputo dirmi nulla, se non il fatto che non lo saluto più, che aveva il timore sparlassi di lui e poi ha cambiato discorso. Chiaramente è una persona debole che ha bisogno dell'approvazione altrui. Il classico insicuro, preso singolarmente un coniglio, e sbruffone se messo in gruppo.
In ogni caso la chiacchierata, che ho voluto fare nell'atrio, è terminata con una stretta di mano. Il bacio di Giuda mi pareva eccessivo. Una cosa che mi sono ripromesso per il futuro è quella di tenerlo a distanza, sempre e comunque. Riserbo e gentilezza scostante. Se poi ne ha fastidio ... cazzi suoi.
La cosa che invece devo indagare è perché provo questo sottile piacere a sfanculare le persone che non sopporto, mentre prima mi bastava evitarle.
Temo che farò la fine di Luca Spargisale ... baci condominiali a tutti voi.

vendredi 22 août 2014

Sindrome di (?)


Non saprei come chiamarla. È una forma gemella alla sindrome di Stendhal. Quest'ultima colpisce gli stranieri, che giunti a Firenze o comunque in luoghi densi di beltade provano brividi e vertigini. Il fatto è clinicamente documentato, ed è certo che gli italiani ne siano immuni. Personalmente posso dire, per aver provato, che passare nei corridoi degli Uffizi o stare seduto nella loggia dei Lanzi mi procura un brivido di piacere ed una pace che difficilmente provo in altri posti. Come se i pianeti dell'universo si allineassero e consentissero una visione simile all'infilata di porte dei palazzi reali.

Quella che invece mi prende quando leggo alcuni tipi di libri invece è una sindrome di cui non conosco il nome, non è ancora stata studiata clinicamente, e succede così: leggo un libro e subito il mondo che mi circonda si trasforma in quello del libro. Pure i personaggi del libro entrano nel mio quotidiano e le loro avventure sono come una storia di conoscenti. Mi trovo a pensare i loro pensieri e condividere mio malgrado le loro angosce o gioie.
Per esempio ricordo l'ansia crescente che mi diede Delitto e castigo, al punto che giurai di non leggere più nulla di Dostoevskij. Questo non accade per tutti i libri, ma per alcuni in cui resto impigliato in modo particolare, che quasi mi irrito quando finiscono, come se avessi a che fare con gente che parte e non ne sai più niente. Poi c'è un'altra faccenda, quella del tempo cronologico del romanzo, se si svolge in periodi lunghi, passa che lo leggo quando ho voglia e tempo, se invece si sviluppa in giorni ben riconoscibili, allora quasi mi fermo e aspetto per non sapere nel giorno in cui lo sto leggendo quello che nel romanzo è narrato come accaduto il giorno seguente. Mi rendo conto che questa è una deriva pericolosa, ma è iniziata quando ho letto l'Ulisse, dove la storia si svolge in un unica giornata del protagonista, quindi mi pareva logico leggerlo tutto in un giorno. C'è anche da dire che il fatto che all'epoca avessi 18 anni e fossi in vacanza ha agevolato la follia. Tuttavia riesco ancora a ritagliarmi intere domeniche di pioggia per ficcarmi sul divano e leggere per una decina di ore senza rotture di scatole. Spesso anche oltre.
Ho anche pensato che questa deriva fosse una forma di fuga dal reale, che non fosse normale leggere un romanzo ottocentesco e per alcuni giorni parlare con l'idioma desueto dell'epoca. Ricordo distintamente la volta che alle superiori scrissi un tema utilizzando il linguaggio di Fogazzaro di cui stavo leggendo Malombra, con disperazione della prof di italiano che mi spiegò (senza convincermi) come la parola: non ostante, scritto staccato era una forma arcaica e quindi lei la considerava errore. Mi astenni dal dirle che avevo letto in alcune vecchie trascrizioni che gli arcaici avevano uso di scrivere i verbi accentati per cui ò era ho ed à era ha. Questo probabilmente mi salvò dalla bocciatura e dal taglio della mano.
Fatto sta che, una volta entrato nel linguaggio del libro, mi impersonifico in qualcuno e poi la storia si svolge tra parenti. Per esempio ieri mi chiedevo, ma chissà come finisce quel Chilone Chilonide (è il suo nome) che secondo me è un farabutto che ci sta imbrogliando. E poi mi son detto: ma come CI sta imbrogliando? … cazzo dico.

Ma poi a voi succede?

mercredi 20 août 2014

Metodo thailandese per allungare il pene

Hahaha Ma dai! Se google ti ha portato sino qui per risolvere il tuo problema … sappi che questa è una delle tante bufale di cui è farcito il web.
Hai il cazzo piccolo? 
Tranquillo, non è colpa di nessuno. Rassegnati.

Fatta questa segnalazione al grullo di turno, vengo al mio post; che avrei dovuto intitolare. al gusto di cioccolato, mica al cioccolato.
Direttamente dal titolo di un volumetto che mi è capitato per le mani rovistando nelle edicole delle stazioni. Chi lo scrive è Matteo Rampin, uno psichiatra, che si occupa di psicologia dell'inganno. Quasi tutti i suoi titoli sono interessanti, ma nel cestone delle offerte libri a tre euro, c'era solo questo: al gusto di cioccolato, appunto.
La prima cosa che mi sono chiesto è stata: ma come può un libro che costava dieci euro essere venduto a tre euro? Ultimamente i libri pare siano diventati un optional, qualcosa di cui tutti si vogliono sbarazzare, quasi dessero fastidio. È una mia impressione o alcune persone sono diventate ostili ai libri? Vabbè, non era questa la considerazione che volevo fare.
Questo è uno di quei libri che non si possono leggere in treno, ma va letto con calma alla sera sul divano, magari riprendendolo capitolo per capitolo, forse anche sottolineandone alcune parti, perché è sottile e va sbucciato come una cipolla. E come una cipolla fa piangere, perché svela trucchi subdoli, a cui siamo sottoposti ed esposti ogni giorno. C'è anche da dire che una volta capito il meccanismo può diventare un'arma. Che altro dire se non riportare subito un brano?

Le armi invisibili dell'arsenale del persuasore sono molte. Si confrontino queste domande, poste ai testimoni di una rapina in banca:

quando è entrato nella banca, Billy the Kid aveva una pistola?

Quando è entrato nella banca, Billy the Kid aveva la pistola?

Alla prima domanda (una pistola) risponde non so un numero doppio di testimoni rispetto alla seconda (la pistola): la parolina <<una>> insinua incertezza, mentre la parolina <<la>> instilla certezza. Ma c'è di più: nel caso non ci fosse stata affatto alcuna pistola, alla seconda domanda (la pistola) il numero di persone che risponde <<si>> è doppio rispetto alla prima (una pistola).

Questo risultato sconcertante dipende dal fatto che le due domande attivano nella mente dei testimoni rappresentazioni differenti dell'evento che si chiede loro di ricordare: nella prima versione, l'articolo una suggerisce che chi domanda non sa se la pistola ci fosse o meno, mentre nella seconda versione, l'articolo la, suggerisce che chi domanda sia già al corrente che Billy possedeva effettivamente una pistola.
Qualcuno crede ancora che gli uomini politici parlino a braccio?

samedi 16 août 2014

Compagni di viaggio

In questo periodo mi sto dedicando alla lettura di un libro che ho trovato nella biblioteca di mia madre. Una vecchia edizione Garzanti del 1973. La copertina non dovrebbe essermi sconosciuta, in quanto sono evidenti tracce del mio passaggio con i pennarelli, a contornare le figure … il lavoro non è completo, probabilmente perché fui fermato dal perfezionare l'opera, quindi l'effetto è goffo ed ormai sbiadito dal soggiorno della stessa su varie sdraio della casa campestre, dove era facile che le letture estive sbiadissero al sole.
L'autore è un polacco, dal nome impronunciabile, Sienkiewicz. Il romanzo è stato scritto nel 1894, epoca in cui della Roma antica si sapeva già molto, ma meno rispetto ad oggi. Tuttavia Henryk per ambientare i suoi personaggi fa chiaramente riferimento a ciò che all'epoca si conosceva meglio della vita quotidiana dei romani, ovvero Pompei. La sfortunata città emerge nitida nelle descrizioni degli ambienti domestici, nei dettagli, nei nomi, così vividi, che pare di esserci. L'inserimento di alcune descrizioni di luoghi e monumenti della Roma imperiale, serve solo a suggerire l'ambientazione in una capitale dove l'astro neroniano sorgeva. completano il quadro, monumenti noti e universalmente resi famosi dal paziente lavoro di incollaggio, che il Valadier aveva operato nei decenni precedenti.
Quindi il rischio di credere di stare leggendo una qualche antologia sugli usi e costumi degli antichi, è altissimo. Ma trovo che sia anche questo un piacevole inganno del romanzo storico, saper creare una storia possibile, che si intreccia con quelle realmente accadute, e ti lascia lì a pensare che potrebbe essere accaduto davvero così, un po' come la storia d'amore di Giulietta, quella di Renzo e Lucia, e pure di Rose sul Titanic. Possibili al punto da diventare vere, simili a quella di Antonio e Cleopatra, di Eloisa e Abelardo, di Petrarca e Laura.
Ma l'importante non è la storia dei personaggi, credibile o possibile. L'importante è crederci, come è per la nascita del corallo dal sangue di Medusa, o la trasformazione di Dafne in pianta. C'è una parte irrazionale di me a cui piace credere tutto questo, e quindi la botanica può tranquillamente sovrapporsi al mito senza nulla togliere agli dei dell'olimpo e all'invenzione degli scrittori.
Ma la cosa più stupefacente è come viene sondata la religione dell'epoca, ovvero quella pagana, a cui si contrappone ideologicamente quella cristiana. La storia è collocata nel 64 d.c. Epoca del grande incendio di Roma. Per vedere il colosseo occorrerà aspettare una decina di anni.
Quindi ci sono ancora in giro persone che hanno conosciuto Cristo e che ne parlano, con quel tono familiare con cui in una casa si potrebbe raccontare delle mirabolanti avventure del nonno. Il cristianesimo è una religione nuova, fresca e pura. I cui adepti sono infervorati al pari dei testimoni di Geova odierni, al punto da preferire la morte ad ogni altra ingiuria. Il paganesimo del tutto possibile, appare come una gran confusione di dei e semidei, a cui richiedere indulgenze e salvataggi in cambio di sacrifici ed offerte, un mercimonio che nulla avrebbe ad invidiare alla selva di santi e beati che il cattolicesimo ha creato nei secoli seguenti.
Per ora sono ad un quinto del libro, ma lo centellino inframezzandolo ai fatti che accaddero in quel periodo storico. Così denso di avvenimenti. Chi l'avrebbe mai detto che mentre a Roma stavano terminando i lavori dell'anfiteatro dei Cesari, a Pompei si sarebbe consumata di lì a poco, la peggiore catastrofe del mondo antico?


jeudi 14 août 2014

Imparare dal vento

Lo scirocco porta l'odore del mare, un misto di alghe e di salmastro, lo sferragliare dei treni, il suono basso delle campane del duomo, ed il brusio indistinto del traffico del centro, che si incolla addosso con l'umido del suo fiato.

La tramontana nasconde l'odore dell'erba appena tagliata, in primavera il profumo dei glicini delle ville, in inverno l'odore pungente di neve, che resta impigliato nelle lenzuola stese. La tramontana spazza il cielo e lo rende di smalto, luminoso e terso che ci puoi vedere la Corsica.

Il grecale porta le piogge fitte, che odorano di terra e muschio, e mi ricordano i primi temporali che annunciavano la fine dell'estate, quando va via lascia un odore di fieno bagnato. Il grecale entra vivace dalle finestre sconnesse dell'ingresso, e ulula nelle fessure delle porte, smuovendo le tende.

Il ponentino, quando arriva all'alba, porta il profumo del fornaio del corso, il rombo del primo autobus verso la stazione, le nuvole cariche di pioggia che hanno appena bagnato la Francia. L'acqua battente che, scola le tavolette delle persiane, filtra dai vetri e gocciola sino al pavimento.

Il maestrale passa altrove, si insinua nelle case della strada di fronte, scuote i bagolari del viale, che salgono tondi e nodosi verso il castello. Il maestrale lo vedo, mentre in autunno accatasta foglie gialle negli angoli dei giardini, o increspa il mare, infiochettando le onde.

dimanche 10 août 2014

Porcu demoniu

San Lorenzo e la notte delle stelle cadenti. Migliaia di anni fa ricordo una notte passata sdraiato su un prato in Corsica, a spiare il cielo in attesa di esprimere un desiderio.
Non ricordo quale desiderio espressi. Ricordo con nostalgia benevola quel tempo lontano, le vacanze con gli amici, viaggiare in posti nuovi, i giorni lieti pieni di sole, pensieri positivi e sante bevute di mirto come se non ci fosse un domani. In quel tempo la preoccupazione del futuro era un peso lieve. Mi chiedo cosa sia cambiato da allora, se il futuro a cui anelavo oppure io, che oggi dalla stessa situazione non riuscirei a trarre tanta serenità.
Con questo pensiero si apre la domenica del villaggio. Ieri un'incursione sul web alla ricerca di un vicino di casa, che non conosco affatto, ma ho trovato il suo nome sul citofono e l'ho cercato su FB. Niente di illegale purtroppo. Però ho visto il video della loro ristrutturazione dell'appartamento. Bella, ma troppo da rivista, la classica casa tutta bianca, con pavimento in legno a listoni, finestre anta unica, cucina minimal, bagno da esposizione. Divani della divani&divani, tappetone acrilico, soprammobili da fiera del mobile. Chiaramente in tutto questo minimal, nemmeno un libro.
Quelle case in cui ti chiedi: ma ci vive anche qualcuno (?) oppure finiti i lavori chiudono la porta e la lasciano vuota? C'è anche da dire che mettere ste robe in pubblico su FB lo trovo tristerello. Ma anche vero che ognuno della sua privacy fa il cazzo che vuole. Quindi se voglio far sapere al mondo quanto sono stato bravo a fare copia incolla con le pagine di Cose di casa, ben venga.
C'è da dire che molti poi non sono capaci a gestire l'eventuale popolarità e conseguenti commenti che un post pubblico su FB può scatenare. Dovrebbero esserci per questo, degli appositi commentatori seriali, istruiti in modo da mettere in difficoltà codeste persone con commenti sagaci ed estremamente critici.
Detto ciò dal prossimo mese inizierò a scrivere 7bre, 8bre, 9bre.

Voi pensate che siano idiomi moderni da sms inviati da un bimbominkia e invece ...